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Quante parole dovrebbe dire un bambino di 2 anni?

Quotidianamente ricevo messaggi con questo quesito: “il mio bambino ha due anni e dice poche parole, quante ne dovrebbe dire?”, “la mia bambina ha 2 anni e 3 mesi e dice 10 parole, va bene?”.

È veramente importante sapere il numero delle parole che dice un bambino?

Le prime parole si presentano, in media, intorno ai 12 mesi di età quando emerge la competenza simbolica.

La parola, infatti, viene definita come un codice, una stringa verbale o scritta, oppure un segno che veicola un SIGNIFICATO.

Ad esempio se dico GATTO veicolo il significato di: animale a quattro zampe, con una coda, ecc.

Fatta questa premessa teorica, allora, quante parole dovrebbe dire un bambino di 2 anni?

È bene sapere che il numero di parole a 18 mesi e a 2 anni costituisce un valore critico, un campanello d’allarme; nello specifico:

se un bambino a 18 mesi non raggiunge le 15 parole e/o se a 2 anni non raggiunge le 50 parole, si consiglia di riferirlo al pediatra di riferimento e/o di consultare un professionista, al fine di valutare complessivamente le competenze comunicative e linguistiche del bambino.

Per questo motivo, se si sospetta un ritardo del linguaggio o si nota una significativa differenza rispetto ai coetanei, può essere utile avere un diario delle parole; ossia, trascrivere e contare le parole che il bambino o la bambina dice nel corso dei giorni, settimane, mesi.

Ma quali si contano come parole?

  • le parole ben articolate, ovviamente;
  • le parole mal articolate (come nana per banana; tata per palla) purché siano pressoché le stesse ogni volta che si riferiscono all’oggetto specifico;
  • onomatopee: versi di animali o suoni delle cose (muuuu per mucca; tic tac per orologio; bruum per macchina);
  • esclamazioni (oh-oh per rotto; iiii per piange);
  • segni (apri e chiudi le dita della mano per luce).

Le parole elencate, per essere definite tali, devono rispettare 3 criteri fondamentali, semplificabili in: criterio di spontaneità, coerenza e frequenza.

  • Spontaneità: il bambino o la bambina dice la parola in autonomia e non su ripetizione.

Esempio: la bambina vede un cane e dice “bau” (bau allora è una parola); la nonna chiede al bambino: “di’ BAU” ed il bimbo ripete “BAU” (allora quel bau non va contarlo come parola, almeno fino a quando non lo produrrà spontaneamente).

  • Coerenza: le parole devono essere pressoché le stesse ogni volta che si riferiscono al referente;
  • Frequenza: devono essere dette più di una semplice volta e in vari contesti.

Dopo questo articolo, sicuramente avrai individuato un numero maggiore di parole prodotte dal tuo bambino o dalla tua bambina. Se riscontri ritardi o se stai iniziando un percorso di stimolazione linguistica, potrà esserti utile annotare le parole su un diario per poter monitorare i progressi.

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